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Sulla conferenza Europarc la scure dei tagli

settembre 29, 2010 Eventi, Rassegna Stampa

Un parco, Courtesy of Roby Ferrari, Flickr.comRilanciare gli investimenti a difesa del patrimonio naturale protetto, invertendo la rotta rispetto ai tagli operati su questo fronte da tanti paesi europei.

Sarà questo uno dei temi chiave al centro dell’edizione 2010 della Conferenza Europarc, organizzata dall’omonima federazione, che rappresenta 460 soci in 36 paesi, in apertura oggi a Pescasseroli, nel Parco nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise.

L’evento, che per quattro giorni vedrà la partecipazione di oltre 300 rappresentanti di aree protette di tutta Europa, si intitola “Vivere insieme: biodiversità e attività umane, una sfida per il futuro delle aree protette“. Tema scelto per la concomitanza con l’Anno Internazionale della Biodiversità, un anno, il 2010, che ha visto il Consiglio dei Ministri dell’Ambiente dell’Unione Europea trovare l’accordo sul nuovo obiettivo di “bloccare la perdita di biodiversità e il degrado dei servizi degli ecosistemi nell’UE entro il 2020, ripristinandoli per quanto possibile”, come cita la risoluzione.

Il paradosso è che gli Stati dell’UE, in piena crisi e impegnati in manovre di risanamento dei conti pubblici, si trovino ora a tagliare le risorse alle aree protette. In Italia la prospettiva è di dimezzare i fondi per i Parchi nazionali dal 2011, la stessa misura di cui si parla in Olanda. In Finlandia e Repubblica Ceca si stima una diminuzione di fondi del 10%, mentre sono state già effettuate riduzioni in Gran Bretagna.

Sul versante UE le risorse dei progetti Life+, principale ombrello di finanziamento sul fronte natura, è d’altra parte di appena lo 0,2% del bilancio comunitario.

Secondo i dati Europarc attualmente sono circa 68.000 le aree protette nell’UE a 27 (tra Parchi nazionali e regionali, Riserve naturali e della biosfera, aree marine e paesaggi protetti), con una superficie equivalente a circa il 19% del territorio dell’Unione, cioé la superficie di Spagna e Italia messe insieme. Complessivamente, circa un terzo della popolazione europea è quindi direttamente coinvolta dai parchi – visto che circa 150 milioni di cittadini risiedono nei comuni di queste aree. Numeri importanti per stimolare un turismo sostenibile, che sostenga la sopravvivenza dei parchi e allo stesso tempo l’economia locale.

Per i parchi nazionali e le aree naturali d’Italia si parla di un giro d’affari di 2 miliardi di euro all’anno e un fatturato pari a 9 miliardi di euro, con un’occupazione di 86.000 posti di lavoro (4.000 diretti, 17.000 per servizi, 65.000 per turismo, agricoltura, artigianato, commercio), con 2.450 centri visita, strutture culturali e circa 34 milion di visitatori ogni anno. Le aree protette italiane sono 867, con una superficie tutelata che supera il 10% del territorio nazionale. Nelle aree dei parchi nazionali si possono contare circa 1.700 centri storici, per una popolazione stimata in 901.495 abitanti, mentre il numero dei residenti in tutti i parchi italiani è di quasi 4,5 milioni. Ma nonostante le cifre di valore di questo patrimonio, le aree protette italiane, per sopravvivere, dovranno ora fare i conti con il risanamento dei conti pubblici e la scure dei tagli. Grande attesa dunque, al meeting, per la Finanziaria di fine anno, che dovrebbe recuperare, in extremis, il taglio del 50% al finanziamento dei 23 parchi nazionali.

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