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Petrolio e polemiche si riversano nel Lambro

febbraio 26, 2010 Rassegna Stampa

Courtesy of Ambrosiana, FlickrL’ingente riversamento di sostanze inquinanti nel fiume Lambro, all’altezza di Villasanta (Monza), nella giornata di martedì 23 febbraio continua a occupare le pagine dei giornali. Un disastro ambientale inaspettato, che sta causando seri danni all’ecosistema fluviale del Nord Italia e di cui ancora non si è certi se la causa sia dolosa o accidentale.

Quattromila tonnellate di idrocarburi sono fuoriuscite dalle cisterne dell’ex raffineria Lombardia Petroli nel letto del fiume: gasolio e olio combustibile hanno contaminato gran parte del Lambro fino ad estendersi al Po e ad avvicinarsi pericolosamente all’Adriatico.

Inizialmente si è cercato di arginare l’emergenza utilizzando il depuratore delle acque del fiume di Monza San Rocco: “Ci siamo attivati subito facendo entrare la miscela di gasolio e di altre sostanze nel nostro depuratore per contenere il danno ed evitare il più possibile che questi idrocarburi finissero nel Lambro”, ha dichiarato la portavoce di Brianzacque.

Numerose sono state tuttavia le anatre e i germani reali trovati morti in questi giorni dai vigili urbani nell’omonimo parco alla periferia di Milano.

La Protezione Civile ha iniziato ad aspirare i liquidi inquinanti a partire dalle aree di Melegnano e di San Zenone al Lambro, mentre Arpa sta tutt’ora effettuando verifiche sulle sponde del fiume per valutare l’impatto ambientale dei combustibili. “L’onda nera rappresenta una gravissima minaccia non solo per gli abitanti dei comuni rivieraschi, ma per tutto l’ecosistema del Parco Regionale della Valle del Lambro, del Parco di Monza e soprattutto del più ampio ecosistema del Po, con danni ambientali a catena per centinaia di chilometri a valle”, ha denunciato il portavoce del Wwf, sottolineando che il fiume si trova già da decenni in uno stato di degrado e di inquinamento preoccupanti. Quest’ultimo disastro ecologico potrebbe rappresentare il colpo di grazia per le specie acquatiche, per le anatre selvatiche e per gli aironi, che proprio in questi giorni stavano cominciando a nidificare in prossimità delle sponde del Po. Il bilancio degli animali recuperati senza vita continua tragicamente ad aggravarsi e “per rimediare a questo disastro ambientale”, conclude Stefano Leoni, Presidente del Wwf Italia, “non basterà bonificare le macchie nere, si dovrà anche ricreare un habitat naturale capace di sostenersi”.

Per sensibilizzare la popolazione, Legambiente ha lanciato questa mattina l’appello Abbracciamo il Lambro, rivolto ai cittadini, al mondo della politica, dello spettacolo e della cultura affinché tutti diano il proprio contributo per risanare il corso d’acqua. Tra i primi a firmare il regista Ermanno Olmi e Giulia Maria Mozzoni Crespi, l’attore Giulio Cavalli e il parlamentare Ermete Realacci. Numerose anche le associazioni che hanno già aderito: WWF, CIA Lombardia , Slow Food Milano, Lipu, Fai, Arci Milano, Terre Mezzo, Fà la Cosa Giusta, Isde- Medici per l’Ambiente, Aiab Lombardia, Coldiretti Lombardia, Acli Anni Verdi.

Sempre nella giornata di oggi è prevista la mobilitazione della Confederazione Italiana Agricoltori (CIA) di Un delle papere trovate morte nel LambroMilano, Lodi, Monza, Brianza per “ribadire l’importanza che il sistema delle acque ha nel delicato equilibrio ambientale e territoriale, soprattutto per il settore agricolo che ha proprio nelle acque un elemento fondamentale”.

Il Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni ha dichiarato che, a partire dalla giornata di domani, un gruppo di guardie ecologiche entrerà in azione. “Per ora non sarà un intervento massiccio, perché in questo momento sono necessari superspecialisti. Solo dopo vedremo quali altri interventi potranno essere fatti”.

Allo spiegamento di forze in atto in questi giorni si sono affiancate vibranti polemiche sul tardivo allarme: “ho potuto verificare che quando la Regione è stata allertata si è subito attivata. Probabilmente ci sono stati dei ritardi all’inizio, dovuti al fatto che chi doveva denunciare non lo ha fatto subito, pare l’azienda stessa. Ma questi sono dati che devono essere approfonditi”, ha dichiarato Formigoni ipotizzando una natura dolosa dell’atto e chiedendo alla magistratura di agire con la massima celerità per assicurare i responsabili o il responsabile alla giustizia. “Le pene previste arrivano fino a 12 anni, con l’aggravante di tre anni per il danno alle acque. Chiedo che sia comminata una pena esemplare e che siano individuate le cause, che non appaiono chiare”, ha concluso il governatore.

Il Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha disposto un’indagine interna per chiarire come sia avvenuto il declassamento del rischio di Lombardia Petroli e appurare se i dati relativi alla compagnia siano compatibili con quanto accaduto. Pare infatti che l’uscita dell’ex raffineria dalla lista delle aziende “a rischio di incidente rilevante“, sarebbe avvenuta all’inizio del 2009, sulla base di una autocertificazione dell’azienda in merito alla quantità di idrocarburi presenti nell’impianto, così come previsto dalla normativa Seveso del 1999.

Duro il commento del capogruppo dell’Unione di Centro in Commissione Ambiente della Camera, Mauro Libé che si domanda se “quei 180 milioni di euro stanziati mesi fa per la messa in sicurezza e la valorizzazione del Po, poi dirottati per altre finalità non meglio specificate col benestare della Commissione Ambiente della Camera presieduta dalla Lega, potevano servire ad evitare questa catastrofe”. Libè ha inoltre chiesto al Governo di “attivarsi affinché la situazione non degeneri a danno dell’ecosistema o della salute dei cittadini, ripristinando le risorse necessarie per la tutela ambientale di quell’area del Paese”, e annunciando un’interrogazione al Ministro Prestigiacomo.

“Questa emergenza”, secondo il presidente provinciale di Legambiente Massimo Becchi, “ è stata gestita con incredibili ritardi sia da parte del Governo che delle Regioni coinvolte, in assenza di una cabina di regia unitaria. Il fenomeno era arginabile sul Lambro, ma ben poco è stato fatto”.

L’onda nera che martedì mattina ha invaso il Lambro, si è lasciata alle spalle uno strascico di miasmi, patine oleose che luccicano a filo dell’acqua, cadaveri di animali, polemiche e recriminazioni ma forse non l’unica cosa che realmente avrebbe dovuto lasciare: una riflessione sull’importanza della prevenzione affinchè disastri di questo tipo non si ripetano.

Ilaria Burgassi

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